San Lucio di Cavargna

 

Di Patrizia Solari



 

Mi accingevo a raccogliere le notizie intorno a San Lucio di Cavargna il 16 agosto,  giorno in cui, a partire dal XIX secolo, si è festeggiato insieme a San Rocco (il 12 luglio, anniversario della sua morte, è invece la data in cui la festa è stata celebrata fin dall’inizio) e i lettori avranno tra le mani questo contributo poco dopo il periodo in cui si scaricano gli alpi (se il clima non gioca qualche brutto scherzo e la neve precoce non fa abbassare in anticipo il bestiame...). San Lucio è il protettore dei casari e degli alpigiani, dunque la scelta mi sembra appropriata.

 

Qualche tempo fa, percorrendo un sentiero in Leventina, mi sono fermata a una cappella come ce ne sono tante sui monti, ma di quelle ampie, con lo spazio davanti all’abside protetta dalla grata di legno e i muretti sui lati della costruzione, dove ci si può accomodare, sotto il tetto di piode. Mi sarò fermata decine di volte davanti a quella cappella, perché era la tappa obbligata (ma lo è tuttora) nella risalita verso l’alpe: dopo un terzo del cammino si dicevano le preghiere mattutine davanti alle immagini della Madonna e dei santi e... si riprendeva fiato per poi ripartire.

Ma quali santi? Li guardo con attenzione, riconoscendoli per gli oggetti che tengono fra le mani o per l’abbigliamento: san Giuseppe... santa Caterina d’Alessandria... sant’Ambrogio (eh già, siamo in zona ambrosiana!)... la Madonna... sant’Antonio da Padova... mh... questa santa non la riconosco... e poi? San Lucio! Proprio lui. E pensare che tutte le altre volte che mi ero fermata non vi avevo fatto caso. Perché non lo conoscevo. Invece adesso, con la sua forma di formaggio in una mano e il coltello nell’altra... Ho imparato a conoscerlo! Allora, vediamo di conoscerlo insieme.

 

 

Leggenda, testimonianze, storia.

 

Il testo dal quale ho attinto le notizie che seguono1) è ricchissimo e presenta molti aspetti legati al santo: dalla sua storia, alla diffusione del suo culto e delle sue immagini in Ticino,  Lombardia e Piemonte, allo studio della chiesa situata sul passo di san Lucio, tra Val Colla e Val Cavargna.

Il libro racchiude anche una riproduzione in fac simile di un opuscolo pubblicato dal “Monitore officiale della Diocesi di Lugano” nel 1912, con un saggio, tradotto in italiano, del prof. Stückelberg, che dà tutta una serie di informazioni in merito al nostro santo e al suo culto. Questo testo inizia così:

“Uguzo2) era un povero pastore e casaro in val Cavargna; pascolava la mandria del suo padrone e preparava il latte ed il formaggio. Caritatevole coi poveri cadde nel sospetto ch’egli distribuisse quello che non era suo, e il padrone lo licenziò. Nulla in realtà rubava Uguzo al suo padrone: poteva fare le sue elemosine, perché preparava dal siero della prima casatura un secondo formaggio. Uguzzo si mette al servizio d’un altro. Le sostanze del nuovo padrone aumentano in modo meraviglioso. Pieno di livore e di odio il vecchio padrone si scaglia su di Uguzo e l’uccide.

A Sonvico si narra che egli sia soltanto stato assalito e percosso sul luogo dove ora sorge la Cappella di S. Lucio. Non s’accordano le tradizioni intorno al modo col quale fu levato di vita il Santo.

 

E qui avremmo già detto tutto. Infatti l’autore di uno dei contributi riportati nel libro consultato ci dice: “Di Lucio (...) non si è in possesso di alcun documento che possa fornire prove certe sulle date della sua nascita e morte; del luogo esatto in cui avvenne il suo martirio; del nome del suo uccisore e di quant’altro possa offrire oggettivo riscontro all’attività di pastore esercitata al servizio di più padroni.

E allora? Tutta fantasia? Attenzione! Continua l’autore: “Ciò premesso, è bene precisare alcuni punti fondamentali sui quali è stato possibile, nel tempo, ricostruire la vita del nostro santo e la devozione a lui riservata da parte dei fedeli. San Lucio è uno dei ventidue santi che con tale nome si ricordano nella ‘Biblioteca Sanctorum’ed è incluso nel ‘Catalogus Sanctorum Italiae’ del Ferrari. È unsanto popolare’ proclamato tale a voce di popolo per la sua carità e bontà. Il suo nome è registrato nelMartirologio Ambrosiano’, redatto dall’arciprete di Monza Pier Paolo Bosca e dato alle stampe nel 1695. L’autorità acclesiastica non ne ha mai impedito il culto e non è da scambiare (...) con il San Lucio di Coira, che subì il martirio per lapidazione verso l’anno 200, ad opera del locale governatore pagano.”

 

Bene, possiamo allora proseguire tranquilli, anche se “nella vita di San Lucio, assai scarsa di notizie storiche, s’intreccia la leggenda. Ma la leggenda è quasi sempre conferma della storia, che essa illustra con la sua stessa poesia, e sgorga dall’uomo con il racconto delle sue testimonianze dirette ed indirette.”

Riportiamo allora alcuni estratti di una “Vita di San Lucio Martire”, di anonimo, pubblicata a Cremona nel 1861, sulla base di un’edizione, fatta a Bergamo e risalente al 1700.

 

“Nel villaggio che prende il nome della valle Cavargna, situata al terminare del lago di Como, è nato il nostro Santo da parenti, di cui altro non si sa, se non che erano poveri di sostanza, ma da Cielo prosperati e benedetti nella lor prole. Ivi fu battezzato, ricevendo il nome di Lucio, quasi evidente pronostico di quei chiarori di santità, co’ quali risplendere doveva nel mondo.

Diventato pastore “non temeva le infuocate canicole, tempi piovosi, ed ogni intemperie delle stagioni; pazientava il salire sui monti, il calare nelle valli, il vivere nei boschi, sempre attento alla guardia commessagli degli armenti; e come se fosse istrutto dalle pecore e dal latte che maneggiava, tal era obbediente e arrendevole alla grazia del suo stato. Faceva in somma tutto ciò con tal esattezza, che in breve anche per una strada abietta poté giungere ad un termine glorioso di cristiana pietà e soda virtù del Vangelo.”

E così vediamo descritto il passaggio dal primo al secondo padrone:

Appena scacciato San Lucio dalla prima casa con tanta empietà del padrone, quasi fosse entrata in quella casa la carestia, andava di giorno in giorno impoverendosi l’avaro di pecore e di latte e d’altri suoi averi. All’opposto entrato il santo nella seconda casa con tanta cortesia di quell’altro padrone, quasi in essa fosse entrata con lui l’abbondanza, andava ogni dì arricchendosi; crescevano le sue pecore ne’ prati; estratto il latte, si riempivano lor le poppe, coagulando il latte, si ricavava duplicato il cacio, tagliandosi questo in pezzi o ai compratori o ai poveri, le forme si ritrovavano ancora intere: tutto ciò con somma confusione dell’avarizia del primo padrone, in premio della buona grazia del secondo, e in fine a chiara gloria e guiderdone anche temporale della carità del nostro Santo. Collo strepito di un tale miracolo siccome più si accreditava il nome di Lucio presso degli altri, così sempre più contro di lui cresceva il furore del primo padrone, il quale (...) smaniava di sdegno per la sua disgrazia, e si rodeva d’invidia per la buona sorte dell’altro (...) e armato il fianco di coltello omicida, andava in giro per tutti quei luoghi, dove era abitudine del Santo di portarsi. Finché non lo uccise.

 

Alla fine del Capo V di questa “Vita” vengono fatte alcune riflessioni sulla questione del martirio: “Si potrebbe qui cercare se la morte di San Lucio sia vero martirio; perché non fu data in odio del Vangelo, né sostenuta per difesa della Fede. Ma il gran Dottor delle scuole, San Tommaso ne toglie ogni difficoltà, col dir che basta per il martirio il soffrire con intrepidezza la morte, al fine di sostener con essa una di quelle virtù che ci furono raccomandate da Cristo (...). È vero che il barbaro omicida non lo uccise per odio contro la Fede, ma lo uccise però per odio contro il suo santo operare, contro le sue massime, contro la sua carità. (...) siccome il Battista dicesi Martire dello zelo, della pudicizia Agnese, egli a ragione si può chiamare Martire della carità.”

 

 

L’iconografia, il culto

 

Non si sa con esattezza il periodo in cui visse san Lucio (prima metà del XIII secolo?), ma tra le più antiche testimonianze troviamo il resto di un dipinto murale che lo rappresenta, risalente al 1280, su un pilastro della cattedrale di San Lorenzo di Lugano. Altri dipinti troviamo a Carona, a Medeglia, a Biasca, a Giornico (Santa Maria del Castello, dipinto attribuito alla bottega dei Seregnesi - 1448), ad Ascona (dipinto murale di Antonio da Tradate, a cavallo tra il XV e il XVI sec.), a Maggia...

 

Oltre che dei casari, San Lucio è patrono delle mandrie e dei pastori, dei formaggiai e dei poveri. “(...) un altro patronato assai importante per queste zone alpestri, è quello del tempo, ossia delle favorevoli condizioni atmosferiche per gente che una volta viveva per lo più della pastorizia e dell’allevamento bovino. Ottenere cioè il sole e la pioggia a tempo opportuno secondo la necessità.” I pellegrini poi avevano l’abitudine di lavarsi gli occhi con l’acqua dello stagno formatosi, secondo la leggenda, su luogo del martirio3) e così San Lucio viene annoverato tra i Santi protettori degli occhi: il nome stesso, come quello di Lucia, derivanti da lux, ossai luce, doveva mettere in relazione il santo con gli organi della vista.

 

Concludiamo con un’orazione a San Lucio, tratta da un’immagine della “Pia Unione” degli Alimentaristi di Bergamo:

“O S. Lucio Martire, che dall’amore di Dio hai saputo trarre la più sublime carità verso quanti vivevano nella povertà e nell’abbandono, assisti, con la tua intercessione, noi alimentaristi bergamaschi, che assieme ai nostri famigliari ti invochiamo Patrono della nostra “Pia Unione”, in modo che nell’esercizio della nostra professione possiamo realizzare gli insegnamenti del Vangelo e, nella luce del tuo esempio renderci sempre più disponibili alle necessità del prossimo. Amen.”

 

 

1) AAVV, San Lucio di Cavargna - Il santo, la chiesa, il culto, l’iconografia, Ed. Associazione “Amici di Cavargna”, 2000

2) Il nome Hugo, fin dal principio del Medioevo, s’incontra con numerose varianti e forme diminutive: Uguzo - Uguccio - Ugucius - Uguccione - Uguzzonus - l’Uguccione - Luguzzone - Luzzone - Lüz - Lüzi - Luzio - Lucio - Lucius

3) L’acqua dello stagno, ora scomparso, si tingeva di rosso al ritorno dell’anniversario della morte del Santo e perciò si metteva in relazione questo fenomeno con il suo martirio. In realtà ciò era dovuto molto probabilmente al moltiplicarsi ad estate inoltrata delle alghe rosse (Oscillatoria rubescens).